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Milano zona franca di guida irresponsabile

10/11/2025

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Lo scorso 6 novembre in via Bronzetti ang. via Melloni a Milano si è svolta una manifestazione per ricordare Franco, investito e ucciso mentre attraversava lungo le strisce alle 10 di mattina. Durante questo evento è arrivata la notizia di due bambini investiti in un'altra zona di Milano.
Non era purtroppo il primo appuntamento a seguito di pedoni e ciclisti che perdono la vita mentre percorrono la strada secondo le regole. I manifestanti hanno camminato avanti e indietro lungo le strisce per dimostrare quello che sarebbe un normale diritto. Per non bloccare del tutto il transito lasciavano libero l'attraversamento ogni due minuti. Come anche le altre volte alcuni automobilisti cercavano di sfondare il flusso dei pedoni nonostante fosse presente un vigile che dava loro spiegazioni e chiedeva di pazientare giusto quel poco.
L'ostilità verso chi cammina e pedala in questa città è ormai palese, sfacciata. Se ne accorge chi quotidianamente si sposta in bicicletta o altri mezzi leggeri: insulti, gestacci, affiancamenti snervanti e strombazzamenti nel momento delicato di svoltare. L'istinto della velocità per automobilisti e camionisti sembra quasi una reazione a una condizione di lentezza cui la città (Milano in particolare con le vie corte e strette) costringe: per quanto il conducente eviti di rallentare agli incroci (come imporrebbe l'articolo 141 del Codice della strada) e acceleri nervosamente sul breve tratto, il suo veicolo rimane lento, spesso lo obbliga a stare in coda mentre il ciclista lo sorpassa, a impiegare del tempo per parcheggiare. Non è un caso se a queste manifestazioni partecipano quasi esclusivamente ciclisti, genitori con bimbi, anziani, ossia quell'utenza che ben conosce i rischi di ogni giorno e che gli altri considerano d'intralcio, compreso chi a casa riceve regolarmente pacchi da parte di ciclo-fattorini sottopagati. E intanto, non rallentare e non fermarsi dove richiesto, guidare col telefono in mano, parcheggiare abusivamente è diventata una "prassi lecita" dettata dall'esigenza di andare di fretta. Poi, dopo, a investimento avvenuto si fanno gli esami tossicologici sul conducente, si dice subito se è risultato positivo ai test, se era straniero e, se nulla di ciò viene confermato, il caso rientra nella triste fatalità. Una fatalità che rischia di diventare una consuetudine per mano di persone normali, che svolgono una vita normale, e che così continueranno anche dopo quel momento in cui, la stessa impunità che li ha abituati a non porsi troppi problemi, ha causato la tragedia.
Il concetto di ZONA 30 apparentemente stona con quello di efficienza. In realtà, la velocità media in una città come Milano, senza accelerare sul breve tratto e rallentando dove previsto, sarebbe già di 30 km/h. 
Difficile smantellare comportamenti ormai radicati tuttavia, imporre questo limite, oltre a fare diminuire gli incidenti, orienterebbe la mentalità comune verso una velocità lineare anziché a balzi; grazie alla quale il traffico è più scorrevole. A Milano come già in altre metropoli non per questo meno dinamiche e produttive.

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