FREE ACOUSTIC NEUTRAL AREA
  • Home
  • News
  • Blog
  • Info
  • Contatti
  • I locali FANA
  • Aree FANA
  • Mappa
  • Logo
  • Partner
  • Classificazione di qualità acustica
  • Area Esercenti

BLOG

Il caso della Libreria Celuc a Milano

25/5/2025

0 Commenti

 
Il Caffè Letterario riapre. Ci saranno nuovi eventi. Giovani e meno giovani potranno tornare qui a studiare e rilassarsi nella quiete dello sfondo FANA. Per il momento ha vinto il buon senso ma bisogna continuare a essere solidali coi titolari dell'attività, contro il pensiero retrivo.
Foto
0 Commenti

Disagio acustico o di immagine? Il caso a Milano della Libreria Celuc e del suo Caffè Letterario.

30/4/2025

0 Commenti

 
Foto

Spesso si confondono rumore e assembramento di persone con questioni private di apparenza e altre che nulla hanno a che fare con le vere cause di disagio urbano.
​
​A Milano, dove lo spazio pubblico via via si restringe con le attività commerciali che si espandono sui marciapiedi, l'ingombro dei parcheggi abusivi e gli effetti di musiche diffuse all'aperto, viene penalizzato un noto Caffè Letterario interno alla Libreria Celuc in via Santa Valeria 5, poco distante dall'Università Cattolica in largo Gemelli. La sentenza del Tribunale parla di assembramento in strada come motivo di confusione per cui si è ordinato di sospendere il servizio di caffetteria/ tavola calda.
I sopralluoghi attraverso CTU, con rilievi fonometrici negli appartamenti ai piani superiori, hanno negato ogni superamento di limite acustico (è stato invece rilevato l'effetto di schiamazzi e spari di coriandoli proveniente da Largo Gemelli dove puntualmente si festeggiano i neo laureati). Dunque il motivo di chiusura per la caffetteria non è il rumore e adesso succede che, se chi abita nello stabile aveva la certezza che la notte sarebbe stata tranquilla con la libreria chiude alle 20, ora non più: i gestori, dopo anni di contenzioso estenuante imposto da una parte dei condomini, potrebbero scegliere di interrompere definitivamente l'attività. Al suo posto potrebbe essere aperto un locale di tendenza, col sonoro che rimbomba ai piani sopra e rumore di traffico in continua fase di manovra. 

È curioso come ancora non si capisca la differenza tra assembramento primario (ad esempio movida, raduni che si formano dove ci sono attività di richiamo) e secondario come per studenti e docenti i quali, davanti al negozio in via Santa Valeria, non hanno mai creato intralcio, e che adesso rimpiangono la caffetteria dove potevano studiare grazie allo sfondo silenzioso. Ancora si confonde il disagio reale con un'apparente mancanza di decoro come quando, diversi anni fa, da parte degli abitanti di un condominio milanese era stato impedito ai loro stessi figli di fare gruppo davanti allo stabile perché così facendo l'immagine poteva essere quella di una casa popolare: in breve tempo la stessa area, senza più la presenza dei giovani residenti, era diventata sede di facile borseggio.
Riflettiamo su ciò che significa sobrietà applicata all'ambiente nella sua quotidianità e non solo come comportamento individuale; liberando il cittadino da elementi che ostacolano la sua mobilità (specie quando già ha problemi), dall'agonia di continue notti insonni per via della folla sotto casa. Impariamo a riconoscere una situazione di raduno provvisorio, fluido, da altre condizioni di ressa radicata per motivi commerciali e di mondanità: magari trascorrendoci del tempo, parlando con chi abita lì; spingendo un passeggino o una sedia rotelle lungo marciapiedi occupati da tavoli e dohor, lungo strade dissestate con gli automobilisti che agli incroci non rallentano. Serve a comprendere il disagio urbano dove realmente si manifesta ma nessuno interviene. A distinguerlo da circostanze di fatto innocue ma su cui è capace si concentrino risentimenti e interessi privati. Le città hanno bisogno di luoghi dove stare, potersi concentrare mentalmente, parlare a bassa voce senza musiche e programmi radio che distraggono e costringono a sforzare i toni. Ovunque uno di questi spazi viene sottratto si toglie qualcosa ai cittadini e si crea un vuoto, ...un vuoto che non si sa come verrà colmato.








0 Commenti

April 28th, 2025

28/4/2025

0 Commenti

 




0 Commenti

25 aprile 2025

25/4/2025

0 Commenti

 
Foto
Che bello finalmente sentir parlare di sobrietà!
Peccato che ciò accada solo in occasione del 25 Aprile e per il fatto che si è a lutto per Papa Francesco, approfittando di una persona che, della sobrietà, ha fatto testimonianza quotidiana a partire dai suoi modi di fare e stili di vita.

Con che coraggio l'invito alla sobrietà da parte di politici e giornalisti arroganti per eccellenza, che non risparmiano battute sessiste e attacchi volgari agli avversari sui social e in TV? Che ben si guardano dal rinnegare le loro origini fasciste. Che mai si sono opposti ad un'informazione mediatica urlata, musicata con irruenza (al contrario ci hanno sguazzato dentro). Comincino loro stessi a essere sobri, ogni giorno e in ogni momento, iniziando dalla comprensione vera di questo concetto.
​Buona Festa di Liberazione da FANA

0 Commenti

Addio a Pierre Marietan, musicista, compositore, pioniere di una nuova disciplina ambientale/sociale quale l'ecologia del suono.

24/3/2025

0 Commenti

 
Foto
Ho avuto la fortuna di passare molto tempo assieme a Pierre Marietan e agli altri partecipanti durante i raduni che organizzava annualmente tra le Alpi, in riva ai laghi, nelle piccole città della Svizzera, durante i convegni sull'ecologia sonora in giro per l'Europa, o quando passava da Milano e si camminava moltissimo, osservando, ascoltando ogni cosa. Per lui ascoltare l'ambiente in ogni suo frammento era la base per l'approfondimento sonoro: una dimensione che poteva trasmettere pienamente attraverso la sua esperienza di compositore erede della scuola di Pierre Boulez e altri grandi nomi. Il suono, le sonorità diversificate (anche tramite la realizzazione di installazioni acustiche) hanno caratterizzato in parte le sue numerose composizioni. La sua formazione musicale era completa grazie anche a un passato di cornista presso le orchestre sinfoniche e, in seguito, di cultore del corno delle Alpi col quale a volte si esibiva.
Lo studio della ricezione del suono in relazione all'ambiente lo induceva a sperimentare diverse modalità di ascolto come quando, durante i simposi, si andava  in giro con gli occhi bendati per avvertire impatti inusuali come la vibrazione dell'acqua in riva al lago senza sapere dove ci si trovava; o quando ci si concentrava in gruppo per diversi minuti su ciò che perviene all'orecchio in un luogo di natura, o in una piazza urbana suscitando la curiosità dei passanti. O anche quando, al termine dei rilievi, ci si riuniva in situazioni di convivialità e conversazione sempre distesa: Marietan riusciva a far esprimere ognuno a proposito dell'esperienza appena vissuta. L'ascolto come dimensione che va costantemente esercitata, preservata quasi attraverso una sua scomposizione; secondo un aspetto della comunicazione sempre più trascurato nella società attuale afflitta da marasma fonico continuo.
Ho avuto modo di osservare da vicino le sue capacità di educatore qualche anno fa, a Montbazin piccolo Comune francese dove Marietan amava scrivere, comporre, organizzare eventi quando non aveva impegni in giro per il mondo o a Parigi dove a lungo aveva diretto il Laboratorio urbano/acustico della scuola di archiettura La Villette da lui stesso fondato nel 1979. In estate accoglieva i bambini della cittadina educandoli all'ascolto analitico attraverso differenti prove di emissione e ricezione del suono vocale. Notevole
 come questi ragazzini restavano attenti, silenziosi pur senza che nessuno li avesse indotti a tacere!1 
La sensibilità verso la dimensione acustica di uno spazio si accompagna a quella nei confronti della viabilità, della qualità di vita. Marietan testava tutto di un luogo che ancora non conosceva: l'inquinamento sonoro, dell'aria, i comportamenti stradali, così come anche la piacevolezza di spazi particolarmente vivibili. Un ecologismo il suo diverso rispetto agli approcci tipici: di contatto diretto con l'ambiente (non solo ideologico) attraverso i propri sensi, la propria esperienza culturale, artistica, umana. 

1 https://www.girodivite.it/L-Europa-delle-piccole-citta-che.html

0 Commenti

Il vero volto della diplomazia. Aspetti positivi e negativi di incontri che, da segreti, diventano pubblici, per certi versi allettanti.

23/3/2025

0 Commenti

 
Foto
“La negoziazione nel senso classico della diplomazia presume che le parti siano più ansiose di accordarsi che di contrastarsi.”
Dean Acheson, Segretario di Stato degli USA sotto la presidenza Truman dal 1949 al 1953. 

Le procedure di trattativa tra Capi di Stato per arrivare ad un accordo includono richieste, proposte e altre cose meno distinte come la volontà di arrivare velocemente a una conclusione (specie in caso di guerra). Ora succede di assistere a questi colloqui da sempre riservati. A ciò contribuiscono i nuovi media che permettono a ognuno di esprimersi pubblicamente abituando la platea a sentire di tutto senza troppi formalismi. Da una parte la ridondanza porta a uno scadimento dell'informazione stessa, a distogliere l'attenzione da ciò che è davvero importante attraverso una spettacolarizzazione dei dettagli più grotteschi. Dall'altra, assistere a certe interazioni tra alti vertici di Stato, con tanto di toni aggressivi e battute infelici, permette di comprendere la vera essenza di questi incontri: si tratta pur sempre di contrattazioni, così come in caso di normali intese commerciali, giuridiche, condominiali; in senso più ampio di scambi tra le parti di cui si conoscono i benefici ma non i costi (come per gli accordi tra forze politiche avverse, o per il rilascio di connazionali prigionieri all'estero). E, non meno, si tratta di circostanze, andamenti di sondaggi, questioni interne a partiti e movimenti per cui diventa pacifista anche chi rappresenta la destra più intollerante, xenofoba; per cui intellettuali e progressisti si schierano a favore del riarmo per una guerra “giusta”.
Ma anche la messa in piazza di queste contraddizioni, a parte l'imbarazzo, ha una funzione: di dimostrare che, nonostante l'aspetto “positivo” della guerra in termini di diritto alla difesa o alla democrazia (anche laddove non è mai esistita), motivazioni economiche e di consenso si antepongono a quella di cessare il fuoco.
Conoscere da vicino queste trame in ogni particolare di linguaggio e aspetti di comunicazione non focalizzata, permette di cogliere quei segnali di incertezza, di ostilità evidente per cui il compromesso già si presenta debole, suscettibile di ripensamenti che ne ritarderanno l'attuazione o che faranno interrompere un procedimento in corso (cosa che può scatenare aggressioni ancora più gravi). O anche di spiccata propensione a concludere il negoziato in senso “classico”, attraverso collaborazione reciproca, evitando il più possibile le divergenze.
La gente ha il diritto di comprendere cosa succede dietro quelle facciate di meeting gioiosi, sale da pranzo, first lady in visita presso scuole e ospedali mentre i mariti decidono sulla sorte dei civili, quali le vere intenzioni e interessi di chi conduce queste trattative. Deve poter valutare i benefici di certe decisioni in termini di sopravvivenza prima di ogni altra cosa. Senza troppi spettacoli a sostegno della pace per mezzo di orchestre e gruppi che riuniscono artisti di Stati da anni in conflitto perché questi eventi distraggono da quello che è il vero costo della pace: danaro, terre rare, giacimenti, dazi. Senza troppe aspettative ma nemmeno incognite verso quella che, alla fine, rimane un'operazione di compravendita bilaterale, analizzando così la vera essenza dello scambio diplomatico: un'essenza spesso greve, mossa da propositi di dubbio altruismo ma pur sempre preferibile alla guerra, “giusta” o sbagliata che sia.  

0 Commenti

Trump ​Gaza Number One. Un video che potrebbe assomigliare a tanti altri quando vengono pubblicizzate situazioni di turismo e tempo libero. In questo caso dettato dall'intenzione di un progetto politico, ideologico.

2/3/2025

0 Commenti

 
Foto
Durante un telegiornale lo scorso 25 febbraio '25 lo speaker mostra il video Trump Gaza Number One ma qualcosa non funziona e il filmato scorre muto, senza il suo accompagnamento tipico di spot pubblicitari e videoclip, secondo quella stessa ostinazione ritmica e orecchiabilità melodica di “Ymca”: la canzone scelta come inno di vittoria per l'elezione di Donald Trump.
Lo speaker poi si scusa per l'inconveniente e spiega che la musica avrebbe evidenziato la frivolezza di ciò cui si era appena assistito assieme all'entusiasmo di un testo in cui il neoeletto Presidente garantisce libertà, pace, splendore di una Gaza nuova, invitando tutti a ballare per festeggiare un'azione che ritiene ormai compiuta.
In realtà, anche senza l'accompagnamento musicale le immagini di strade dilaniate, percorse da persone disperate, in pochi istanti trasformate in una metropoli di lusso, fanno il loro effetto. Tante volte assistiamo alla descrizione visiva e sonora di luoghi di vacanza, navi da crociera e villaggi termali per promuovere situazioni esistenti o in via di realizzazione. Ma ciò che colpisce di questo video è l'intenzione di strategia politica ancor prima che commerciale: il messaggio è quello di una nuova Dubai che nascerà dalle macerie di una città dove ancora si contano i morti, attraverso l'annullamento totale di uno Stato dove la gente, pur soffrendo, abita da anni e tuttora cerca di sopravvivere. Ed è inquietante che questi cortometraggi, virali a livello globale, siano ora oggetto di strategie politiche mirate, accostando alla tragedia il luccichio dorato di un turismo prospero quando ancora si è in guerra e la prospettiva di un accordo tra Israele e Palestina al momento è utopia.
É l'artificiale che si impone sul reale attraverso stimoli di falso ottimismo e fede nella possibilità di un mondo visibilmente più bello: oggi secondo un progetto di "pace" tra popolazioni da sempre in conflitto. Domani secondo quello di distruggere spontaneamente un territorio per poi trasformarlo in una meta per villeggianti e investitori. Di ripulirlo dalla presenza di persone con menomazioni fisiche e mentali; liberarlo da famiglie e situazioni di coppia che non rispecchiano i modelli tradizionali: sempre attraverso filmini ridenti, sonori, danzanti, ricavati in pochi istanti dai programmi di AI. Diffusi dai massimi esponenti dei poteri decisionali. Il tutto in una società non ancora abituata a distinguere ciò che è vero da ciò che è fake, …. persino quando il cattivo gusto non conosce limiti.  

0 Commenti

Rumore in città: i rimedi concreti – Convegno di Assoedilizia del 30 gennaio 2025 - di Saverio Fossati

22/2/2025

0 Commenti

 
Fotohttps://m.youtube.com/watch?v=__-SM67FPmw
Si è svolto a Milano, presso la sede di Assoedilizia in largo Augusto 8, il convegno dedicato al rumore in città (ora disponibile online all’indirizzo web: events.assoedilizia.mi.it).
L’incontro, molto seguito in streaming, ha visto il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici salutare gli intervenuti ricordanti i dati Oms: il 55% dei cittadini sopporta rumore oltre 65 decibel di giorno, e del rumore il 56% dipende dal traffico e il 36% dalle attività cittadine. Per non parlare dei picchi di rumore come sirene, rombi di motori, movida, negozi, bar, concerti all’aperto…. Ma di rumore si muore! Ha detto Colombo Clerici, mentre sembra che ci si occupi solo di inquinamento dell’aria e di emissioni carboniche. Invece, come dieci anni fa, eccoci impegnati a fare il punto con l’intenzione di un manifesto anti rumore inteso come il rumore senza giustificazioni, prodotto da maleducazione ed egoismo. Nonostante gli anni passati, tutti si lamentano ma poco o nulla viene fatto. È un fatto culturale, e dove non c’è cultura e civiltà deve dar vita a controlli e sanzioni. Ma l’operazione deve essere culturale per sensibilizzare le istituzioni e le ragioni commerciali non devono sovrastare ogni tipo di logica. E anche l’Ue deve esprimersi sulle emissioni sonore dei mezzi di trasporto.
A introdurre il dibattito è stato Giangiacomo Schiavi, vice direttore del Corriere della Sera, che ha ricordato l’impegno di Assoedilizia e anche dei milanesi nel migliorare la qualità della vita di una città moderna, una città di flussi che faceva accettare il disagio in funzione della crescita sociale. Ma il civismo di Milano deve produrre campagne come quelle sull’inquinamento dell’aria, che ha prodotto risultati importanti.
Nel suo intervento di Ezio Rendina, ingegnere acustico ed esperto del tema, ha subito ricordato le prime lamentele sul frastuono dei carri sul selciato, risalenti all’epoca romana. Milano, ha ricordato Rendina, si è dotato nel 2013 della zonizzazione acustica (prevista dal Dpcm del 1997) ma non è stato mai fatto un piano di risanamento acustico. Nel 2022 è stato fatto un piano di “azzonamento” acustico, ancora non approvato definitivamente, che ha concesso un maggior livello di inquinamento acustico. Del resto, ha spiegato Rendina, nel 71% dei rilievi fonometrici sono state registrate violazioni dei limiti, nel 51, dei casi riferiti a esercizi commerciali solo nel 19% a cantieri e infrastrutture.
Silvia Zambrini, docente all’università di Urbino, ha illustrato come cambiano i rumori antropici in città, partendo dai rumori della “socializzazione” che ne rappresentano la maggior parte. Di notte sono soprattutto questi a disturbare, cui si aggiungono gli spostamenti di oggetti (tavoli e sedie) e il funzionamento dei motori. E siamo in ambito di psicoacustica, ha spiegato Zambrini, illustrando come il rumore di un gruppo di persone nella notte si diff onda per un’intera via cittadina e come questo dipenda da molti fattori: la noncuranza come nel caso dello spostamento di tavoli e sedie da parte degli esercenti, l’esibizionismo (come per le manovre aggressive dell’automobilista) ma c’è anche una strategia acchiappa clienti come nel caso della colonna sonora fuori dal locale.
Zambrini ha poi illustrato un progetto per migliorare la situazione: prevede l’applicazione di un fonometro esterno al locale, magari direttamente collegato alle casse automatiche. L’esercente può controllare in tempo reale attraverso un display, collegato anche con la centrale dei vigili. Gli esercenti che, come risulta dai tabulati di monitoraggio, meglio cooperano a tale obiettivo, godranno di incentivi pratici da parte del Comune (come ad esempio uno sconto sulla tassa di occupazione suolo pubblico per i dehor) oltre che visibilità e riconoscimento come locale che agisce nel rispetto della quiete pubblica. Gli utenti potranno usufruire di sconti sulle consumazioni, buoni da utilizzare per i cinema e musei, mezzi di trasporto bike sharing (sempre in accordo col Comune). Evitando così sanzioni inutili e rispondendo in modo razionale al fatto naturale che la gente desideri uscire, incontrare altri, specie in una città come Milano dove in tanti si trovano a condividere appartamenti minuscoli.
La parola è passata a Raffaello Stendardi, legale di Assoedilizia, che dopo avere dato un quadro della normativa sui dehors, ricordando che le opere temporanee non possono restare per oltre 180 giorni, pena il passare a opere per cui necessita il permesso di costruire. Ma che in base al Dl 34/2020 questi elementi di arredo urbano hanno potuto restare oltre il termine sino a tutto il 2024.
Ma nel frattempo comune di Milano è entrato in vigore (il 6 agosto 2024) il “Regolamento per la disciplina delle zone tutelate per le attività di somministrazione di alimenti e bevande e per la vendita da parte delle imprese artigiane di prodotti alimentari di propria produzione per il consumo immediato nei locali dell’azienda” approvato con delibera del Consiglio Comunale 32 del 2024. E questo regolamento impone una procedura più pesante per l’ottenimento della concessione di occupazione di suolo pubblico per le attività svolte nell’ambito della cd. “zone tutelate”, tra le quali è ricompresa anche quella di ubicazione del locale. Tuttavia, il Ddl Concorrenza 2024 (approvato con legge 193/2024 e in vigore dal 19 dicembre 2024) prevede un’importante misura che mira a regolamentare in modo definitivo l’uso dei dehors. Il provvedimento introduce una delega al Governo per adottare, entro 12 mesi, un decreto legislativo volto al riordino delle disposizioni e alla liberalizzazione delle procedure riguardanti la concessione di spazi e aree pubbliche di interesse culturale o paesaggistico alle imprese di pubblico esercizio per l’installazione di tali strutture amovibili. È poi sopravvenuto il Dl Concorrenza 2024 che ha prorogato al 31 dicembre 2025 il privilegio per il dehors esistenti di non chiedere permessi di costruire né autorizzazione paesaggistica
Stendardi ha poi citato gli strumenti giuridici più forti per contrastare il frastuono: La legge 447/95, il Dpcm del 14 novembre 1997 e l’articolo 844 del Codice civile.
Il giudice può comunque inibire/limitare l’attività e/o imporre misure deflattive del problema: obbligare a insonorizzare il locale, limitare attività consentita e ridurre l’orario. Stendardi ha poi affrontato il tema dei risarcimenti dei danni patiti, trattando anche l’ormai attualissimo tema dei doveri della Pubblica amministrazione (soprattutto i Comuni); il giudice può obbligare PA a predisporre provvedimenti precisi, tra cui la vigilanza notturna di agenti comunali per disperdere e allontanare dalle aree pubbliche le persone, la proibizione di usare nelle aree pubbliche strumenti musicali di ogni genere e l’installazione di strutture fonoassorbenti o fono-riflettenti sulla via di propagazione di rumore (Tribunale Napoli, sentenza n. 604/2025). Stendardi ha anche ricordato l’esperimento in corso a Bari, dove con una convenzione tra Comune, esercenti e società vengono istituiti “dissuasori” che invitano i clienti a non fare rumore fuori dal locale mentre i vigilanti sono pronti a sedare eventuali risse per strada.
Il convegno si è avviato alla chiusura con l’intervenuto Salvatore Crapanzano (presidente direttivo
21/02/25, 11:40 Rumore in città: i rimedi concreti – Convegno Assoedilizia del 30 gennaio 2025 – Il resoconto | Instat
https://instat. 



Foto
Convegno MILANO CITTÀ RUMOROSA Convegno Assoedilizia sull’inquinamento acustico, i suoi effetti sociali e i rimedi possibili – in collaborazione con Coordinamento Comitati Milanesi - 30 Gennaio 2025 Ore 15,30 – 18.30 presso la sede di Assoedilizia in Largo Augusto 8 a Milano Ore 15,30 - Saluti istituzionali Avv. Achille Colombo Clerici, Presidente Assoedilizia Ore 15.40 - Introduzione e moderazione Giangiacomo Schiavi, giornalista già Vicedirettore del Corriere della Sera Ore 16 - Interventi Ezio Rendina (ingegnere esperto inquinamento acustico) - Le specificità di Milano nell’inquinamento acustico Silvia Zambrini (docente all'Università di Urbino) - Come cambiano i rumori antropici Raffaello Stendardi (consulente legale di Assoedilizia) - Il quadro normativo e le novità sul risarcimento dei Comuni per i danni da movida Salvatore Crapanzano (presidente del Coordinamento Comitati Milanesi) - Alcune proposte di dialogo e di intervento - Partecipazione online libera e gratuita tramite il collegamento online al link: https://events.assoedilizia.mi.it
0 Commenti

Rumore della socializzazione: voci registrate e naturali in competizione.

19/2/2025

0 Commenti

 
Fotowww.fana.one/mappa
Da tempo, ai tradizionali rumori urbani di transito e lavoro, si è aggiunto quello del tempo libero, della socializzazione: che riguarda le persone, i loro ritmi e abitudini nel condividere i luoghi della quotidianità.
Se socializzare in passato significava parlare, conoscersi condividendo sfondi silenziosi, o specifici luoghi danzanti, ora la socializzazione è indotta attraverso altoparlante e, per altoparlante, si intende qualsiasi microfono, dispositivo di amplificazione, anche il più piccolo: una soneria telefonica in una sala gremita di persone la sentono tutti subito. Il canale della radio nel Bar lo si continua a definire “sottofondo” ma in realtà lo sfondo lo prevarica imponendosi sulle voci naturali: quest'ultime, a loro volta, si elevano attraverso un istinto competitivo che induce a sforzare i toni: da quando la colonna sonora si è estesa ad attività di vendita e servizi (compresi quelli medici, ospedalieri attraverso altoparlanti centralizzati) la gente sente di meno e parla più forte, anche quando non occorre perché si è abituata così.
Dicasi rumore “della socializzazione” poiché coinvolge le attività aggregative (shopping, aperitivi ecc.) e si esprime parlando, suonando, cantando. Comprende colonne sonore diffuse, schiamazzi, forte vociare. La colonna sonora e il forte vociare si manifestano in più luoghi e con più insistenza nel pomeriggio quando la gente fa più cose fuori casa. Di sera questi rumori si concentrano dove ci sono locali, ristoranti ecc.
Ora si assiste a un fenomeno ulteriore di sonorizzazione degli ambienti che si aggiunge al frastuono complessivo con la trasmissione di conversazioni private, audiovideo e musica attraverso il vivavoce di telefonini: la gente si abitua a un ascolto confuso (oltre che passivo) dato dalla sovrapposizione di più voci, dal quale si difende attraverso assuefazione come è stato per il fumo da nicotina sino a che non si è dichiarato che era nocivo e allora in tanti hanno iniziato ad avvertirne l'odore, l'aria pesante e altri fastidi come prima non succedeva. Del disagio da ascolto musicale non richiesto molti ancora non si rendono conto ma se ne accorge l'attenzione, la fatica a parlare e farsi ascoltare. Ne risente l'organismo che non è stato originariamente concepito per un tale sovraccarico sonoro.

Una riduzione del rumore di radio, televisioni, telefoni nei luoghi della quotidianità porterebbe ad accusare sintomi di mal di testa, irritazione e altri disagi negli ambienti ancora assordanti attraverso il confronto con gli altri. E creerebbe un riassestamento del livello basale di ascolto con la gente che riprende a parlare a bassa voce, a sentire cosa dice l'altro grazie all'assenza di suoni amplificati coi quali dover competere. Ma è anche giusto che ognuno sia libero di passare il proprio tempo come vuole fino a che non arreca danno agli altri. Per questo ci sono le discoteche, i locali dove si va per ascoltare musica ad alto volume così come ci sono quelli per tabagisti e le aree fumatori dentro aeroporti ecc. Al momento però è difficile evitare i Bar e ristoranti con colonna sonora diffusa perché questi sono la maggior parte. Più facile sarebbe poter frequentare quelli acusticamente neutri, senza suoni amplificati diffusi da parte di chi gestisce il servizio e con le tecnologie silenziate da parte di chi ne usufruisce (come già su certi vagoni delle ferrovie inglesi).
La socializzazione di per se non crea disagio se non in caso di eventi particolari (sagre, manifestazioni) che non riguardano luoghi di ogni giorno: questi, negli ultimi decenni si sono trasformati in ambienti di sopraffazione tra suoni tecnologicamente mediati e toni vocali in competizione coi loro effetti ma, nel corso della storia, è molto di più il tempo in cui la gente ha comunicato in modo naturale: una situazione che sarebbe bene recuperare, iniziando col poterla scegliere.

0 Commenti

Ma c'entra qualcosa la musica passiva con la colonna sonora della pubblicità?

30/12/2024

1 Commento

 
Foto
In risposta alle domande poste sulle pagine del Corriere della Sera a proposito dell'intervento di Francesco De Gregori che riprende le parole di Nicola Piovani sul disagio da Musica passiva durante la trasmissione televisiva "Splendida cornice" su Rai 3 del 19/12/24: De Gregori critica la musica usata distrattamente, ma i suoi brani negli spot Enel non subiscono lo stesso trattamento? "Sempre e per sempre", "La storia siamo noi".
Cfr. ews/francesco-de-gregori-contro-la-musica-nelle-pubblicita-ma-gli-spot-enel

​Facciamo chiarezza sul concetto di musica passiva che non riguarda i contenuti e un loro utilizzo più o meno commerciale. E' questione di contesti, di situazioni: la musica è passiva quando si ascoltano involontariamente brani e parole registrati. L'ascolto di Francesco De Gregori, o di qualsiasi altro compositore, diventa passivo nel momento in cui viene diffuso in luogo pubblico, aperto al pubblico quale Bar, negozio, ufficio: sia come brano indipendente che come colonna sonora per la pubblicità di un prodotto o di un ente quale l'Enel. Lo stesso ascolto non è passivo in un ambiente privato come casa propria in quanto qui è voluto, consapevole (si è liberi di spegnere televisione, radio ecc.) o in luoghi appositi come sala da concerto, discoteca ecc.
Musica passiva è l'ascolto non voluto, involontario, indotto di dischi e programmi radio in un ambiente collettivo non specifico per intrattenimento. Non per nulla il concetto di passività non riguarda le immagini poiché in questo caso si è liberi di non guardare mentre coi suoni si è costretti a sentire: l'orecchio non ha palpebra (T. Adorno).


1 Commento
<<Precedente
Inoltra>>
  • Home
  • News
  • Blog
  • Info
  • Contatti
  • I locali FANA
  • Aree FANA
  • Mappa
  • Logo
  • Partner
  • Classificazione di qualità acustica
  • Area Esercenti